Palazzo Chiericati

Una facciata di logge sospese, ordine su ordine sulla riva del fiume.

Una facciata di logge sospese, ordine su ordine sulla riva del fiume.

Progettato intorno al 1550 per il nobile Girolamo Chiericati, il palazzo è oggi sede del Museo Civico di Vicenza. La facciata eccezionale — con logge al piano terra e piano nobile sovrapposte, alternate a campate chiuse — fu pensata affacciata su un’isola pubblica, quasi un arco di trionfo civico. Il risultato è uno degli esempi più riusciti di applicazione degli ordini classici all’architettura civile.

Palazzo Chiericati, il palazzo che Palladio lasciò a metà

La facciata di Palazzo Chiericati, in Piazza Matteotti, sembra nata d’un getto. Palladio ne costruì soltanto l’ala sud, e il resto è arrivato oltre un secolo dopo la sua morte, seguendo i suoi disegni.

Vicenza, dal 1550 alla fine del Seicento · un’ala di Palladio, il resto sui suoi disegni · 4 minuti di lettura

Nel 1550 il conte Girolamo Chiericati, nobile vicentino, affida a Palladio un palazzo da costruire sull’antica Piazza dell’Isola, oggi Piazza Matteotti.¹ Il nome viene dal fiume: il Bacchiglione correva lungo un lato della piazza, in una zona di mercato e di scambi vicina al porto fluviale, dove si vendevano legname e bestiame.² ³

L’area, stretta tra due corsi d’acqua, era soggetta a piene frequenti. Palladio solleva l’edificio e gli mette davanti una scalinata tripla, per difenderlo dall’acqua.² Il lotto è allungato, e la sua pianta insolita dipende in parte dalle divisioni di proprietà.³ Un’altra fonte ricorda che il progetto risulta saldato il 15 novembre 1550.³

La facciata principale ha tre campate, con quella centrale appena sporgente. Alle due estremità si aprono le logge del piano nobile, mentre il centro è chiuso. Gli ordini sovrapposti sono due, dorico sotto e ionico sopra, e lungo il tetto corre una fila di statue.⁴ Al piano terra un portico lascia libero, di sopra, un grande salone tra le due logge.⁵

L’effetto nasce dal gioco di pieni e di vuoti, con colonne singole e doppie e un forte chiaroscuro dato dalle colonne a tutto tondo, il tratto più vistoso secondo uno studio sull’edificio.⁵ ⁶ Il Museo Civico indica come riferimenti Bramante, Raffaello e Peruzzi, e ricorda un dettaglio da cantiere: il mattone è intonacato per imitare il marmo.⁶

Palladio costruì soltanto la parte meridionale del palazzo.⁷ Il resto, la metà settentrionale, fu eseguito nel Seicento, per ragioni economiche secondo lo studio del Politecnico, sulla base dei suoi disegni.⁸ Di questi restano due fogli al RIBA di Londra, e il progetto compare anche nei Quattro libri dell’architettura (1570, libro II), in una versione più elaborata di quella disegnata.⁸

Su quando e da chi il completamento sia stato eseguito le fonti non concordano. L’edizione italiana di Wikipedia lo data a circa il 1680 e fa il nome, in forma dubitativa, di Carlo Borella. Il Museo Civico parla invece di fine Seicento e non indica alcun autore. Lo studio del Politecnico dice soltanto Seicento.⁹ Noi ci fermiamo a quello che le tre fonti hanno in comune: il palazzo che vediamo oggi non è stato finito da Palladio, ma si deve al lavoro di chi, dopo di lui, ne ha seguito il disegno.

Il palazzo passa al Comune di Vicenza nel 1839 e il 18 agosto 1855 vi apre il museo civico.¹⁰ Sui restauri di quegli anni le fonti non coincidono del tutto: le indicazioni raccolte dal Museo attribuiscono i lavori a due diverse coppie di nomi, Zanella e Berti da una parte, Berti e Miglioranza dall’altra.¹⁰ Nel 1994 l’edificio è entrato nella lista dell’UNESCO con la città di Vicenza, e nel 1996 il sito si è esteso alle ville del Veneto.¹¹

La facciata ha poi avuto le sue cure. Nel 1961 si rifece l’intonaco del portico, e tra il 1998 e il 2000 ci fu un restauro diretto da E. Alberti.¹² Il lavoro non è finito: nel 2012 sono stati venduti gli ipogei, che conservano fondazioni tre-quattrocentesche e il passaggio della Roggia del Collo, e un restauro è ancora in corso.¹³

Un palazzo lasciato a metà è arrivato fino a noi perché per quattro secoli qualcuno ha deciso di prendersene cura, un intervento dopo l’altro.

  1. Wikipedia (it), voce Palazzo Chiericati; Musei Civici di Vicenza, scheda e brochure del palazzo: committente Girolamo Chiericati, 1550, Piazza dell’Isola.
  2. Wikipedia (it), voce Palazzo Chiericati: sito, mercato, piene del Bacchiglione, scalinata.
  3. Politecnico di Milano, studio sul palazzo: nome dal Bacchiglione, zona del mercato, progetto saldato il 15 novembre 1550 (secondo Puppi), lotto oblungo.
  4. Wikipedia (it), voce Palazzo Chiericati: facciata, ordini dorico e ionico, statue.
  5. Politecnico di Milano: portico, salone, logge, chiaroscuro delle colonne, marmorino.
  6. Musei Civici di Vicenza, brochure: ritmo, riferimenti a Bramante, Raffaello, Peruzzi, mattone intonacato a imitazione del marmo.
  7. Musei Civici di Vicenza, brochure: solo la parte meridionale costruita da Palladio.
  8. Politecnico di Milano: parte nord eseguita nel Seicento per ragioni economiche; disegni RIBA; I quattro libri dell’architettura, libro II, cap. 3, 1570.
  9. Divergenza: Wikipedia (it) indica circa il 1680 e forse Carlo Borella; Musei Civici indicano la fine del Seicento senza nome; Politecnico indica il Seicento.
  10. Musei Civici di Vicenza: acquisto del 1839, apertura del museo il 18 agosto 1855. Divergenza sui restauratori: Zanella e Berti oppure Berti e Miglioranza.
  11. Wikipedia (it), voce Palazzo Chiericati: UNESCO 1994, estensione 1996.
  12. Politecnico di Milano: intonaco del portico 1961; restauro E. Alberti 1998-2000.
  13. Musei Civici di Vicenza: vendita degli ipogei nel 2012, fondazioni tre-quattrocentesche, Roggia del Collo, restauro in corso.

Continua a leggere

← Torna alla home