Palazzo Barbaran da Porto

Oggi sede del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio.

Oggi sede del Centro Internazionale di Studi di Architettura.

Progettato intorno al 1570 per il nobile Montano Barbaran, il palazzo è uno dei rari casi in cui Palladio intervenne in un contesto urbano stretto, con vincoli di lotti preesistenti. La soluzione — con ordini ionico e corinzio sovrapposti e un cortile interno — è considerata tra le più ingegnose dell’intera produzione palladiana. È oggi sede del CISA, Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio.

Palazzo Barbaran da Porto, l’ordine nato da un lotto storto

I · OPERE · PALAZZI · VICENZA

Palladio ha realizzato per intero un solo grande palazzo di città, e l’ha fatto su un terreno composto da vecchie case. Per vedere come si ottiene simmetria da un lotto storto bisogna entrare in Contrà Porti e fermarsi nell’atrio.

Contrà Porti 11, Vicenza, 1569-1575 · un lotto fatto di vecchie case · 4 minuti di lettura

I · UNA CASA FATTA DI CASE

Nel 1569 Palladio disegna un palazzo per Montano Barbarano, nobile vicentino che Iacopo Marzari, nella sua Historia di Vicenza del 1591, ricorda come «di belle lettere e musico eccellentissimo».¹ ² Sulle date le fonti non concordano: per il Palladio Museum il palazzo si costruisce tra il 1569 e il 1575, per Wikipedia il progetto è del 1569 e il cantiere dura dal 1570 al 1575.

Il terreno, però, non è una tela bianca. In Contrà Porti sorgono già alcune case di famiglia, e Barbarano chiede di unirle in un’unica dimora.³ Palladio, nei Quattro Libri, racconta di avere fatto quel disegno «per un suo sito in Vicenza», e il sito è appunto il punto da cui parte.³

A progetto già definito, Barbarano compra un’altra casa accanto, e il portale d’ingresso finisce fuori asse.³ Il palazzo cresce per aggiunte, e a Londra si conservano tre piante autografe di Palladio con soluzioni diverse per lo stesso lotto.⁴

II · UN ATRIO CHE RADDRIZZA LO SGUARDO

A quel punto il problema è tenere insieme due corpi di fabbrica che non si allineano. Palladio lo risolve al piano terra con un atrio a quattro colonne che unisce le due parti, sostiene il pavimento del grande salone al piano nobile e dà un aspetto simmetrico a uno spazio nato tra muri sghembi.⁵ Le colonne sono ioniche, con un capitello derivato da quello del Tempio di Saturno nel Foro romano, e il progetto guarda anche al Teatro di Marcello.⁶

Nei Quattro Libri Palladio spiega che quelle colonne richiamano l’atrio egizio descritto da Vitruvio.⁷ L’atrio fa due lavori insieme: regge il salone e raddrizza lo sguardo di chi entra.

III · UNA LOGGIA SULLA CORTE, UN MUSICISTA IN CASA

In fondo all’ingresso Palladio descrive un passaggio, e da lì si entra «in una loggia sopra la corte».⁸ Il palazzo ha dunque un cortile, e una loggia che vi si affaccia.

Per le stanze Barbarano chiama a lavorare Giovanni Battista Zelotti, Anselmo Canera e Andrea Vicentino. Gli stucchi sono di Lorenzo Rubini, che li segue fino alla morte nel 1574, e poi del figlio Agostino.⁹

Un inventario del 1592 elenca in casa diversi flauti, e fa pensare che il «musico eccellentissimo» di Marzari le sue stanze le abitasse suonando.¹⁰

IV · IL PALAZZO CHE OSPITA PALLADIO

Per il Palladio Museum Barbaran da Porto è «il solo grande palazzo di città» che Palladio riuscì a realizzare integralmente.¹¹ Dal 1994 fa parte del sito UNESCO «Città di Vicenza e ville palladiane del Veneto», e oggi ospita il Palladio Museum e il Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio.¹¹

Per aprirlo al pubblico è servito un restauro durato vent’anni.¹² Sull’apertura le fonti non concordano: Wikipedia la colloca nel 1998, ma la stessa pagina parla di mostre dal marzo 1999. L’allestimento descritto nel 2012 usa molti video e nessun oggetto alle pareti, così che «una volta spenti i proiettori» il palazzo mostri le sue forme originali.¹³

L’ordine che Palladio ricavò da un lotto storto è arrivato fino a noi grazie a un lavoro paziente: vent’anni di restauro e un museo che, a proiettori spenti, lascia parlare i muri.

Fonti e note

Fonti lette: Wikipedia (Palazzo Barbaran da Porto, inglese), scheda del Palladio Museum, museionline.info, Artribune (4 ottobre 2012), CCA (archivio Umberto Riva) e il testo di Palladio, I quattro libri dell’architettura (1570), nell’edizione digitale di Source Library con traduzione inglese e testo italiano. Sono fonti divulgative e istituzionali: per la pubblicazione vanno affiancate da una fonte accademica.

  1. Wikipedia, Palazzo Barbaran da Porto: progetto del 1569, cantiere 1570-1575. Palladio Museum: costruito tra il 1569 e il 1575. Le fonti divergono sull’avvio del cantiere. Nel testo riporto entrambe le versioni.
  2. Iacopo Marzari, Historia di Vicenza (1591), citato da Wikipedia e da museionline: Barbarano «di belle lettere e musico eccellentissimo».
  3. Palladio Museum: il sito comprendeva alcune case di famiglia; dopo la definizione del progetto Barbarano acquistò un’altra casa adiacente e il portale risultò decentrato. Palladio, Quattro Libri, edizione Source Library: «Feci al Conte Montano Barbarano per un suo sito in Vicenza la presente inuentione». Palladio lo chiama «Conte», le altre fonti «nobile»: nel testo uso «nobile».
  4. museionline e Wikipedia: tre progetti autografi di Palladio conservati a Londra, con soluzioni alternative.
  5. Palladio Museum: atrio a quattro colonne che unisce le due unità, sostiene il pavimento del salone al piano nobile e dà aspetto simmetrico a uno spazio determinato da muri sghembi.
  6. Wikipedia: colonne ioniche, capitello derivato dal Tempio di Saturno nel Foro romano, ispirazione dal Teatro di Marcello. La pagina non precisa in che modo il progetto guardi al teatro: nel testo resto generico.
  7. Palladio, Quattro Libri, edizione Source Library: le colonne richiamano l’«atrio egizio» di Vitruvio. Il passo mi è arrivato attraverso una sintesi della pagina: da riscontrare sul testo originale.
  8. Palladio, Quattro Libri: «dal quale si entra in una loggia sopra la corte».
  9. Palladio Museum: Battista Zelotti, Anselmo Canera, Andrea Vicentino, Lorenzo e Agostino Rubini; Wikipedia: Giovanni Battista Zelotti, stucchi di Lorenzo Rubini fino alla morte nel 1574, poi del figlio Agostino.
  10. museionline: inventario del 1592 con più flauti, indizio di pratica musicale in casa. La fonte parla di un indizio, e nel testo uso lo stesso grado di cautela.
  11. Palladio Museum: «il solo grande palazzo di città che Andrea Palladio riuscì a realizzare integralmente»; Artribune parla del «palazzo interamente completato e rifinito dal Palladio»; Wikipedia: sito UNESCO «City of Vicenza and the Palladian Villas of the Veneto», iscritto nel 1994, sede di Palladio Museum e CISA.
  12. Wikipedia: restauro ventennale prima dell’apertura al pubblico (indicata nel 1998). Le fonti divergono sull’apertura: la stessa pagina parla di mostre dal marzo 1999, e l’archivio CCA di un intervento di Umberto Riva sugli spazi interni intorno al 1999. Nel testo riporto le due date.
  13. Artribune, 4 ottobre 2012: allestimento di Alessandro Scandurra, con molti video e nessun oggetto alle pareti. L’allestimento può essere cambiato dopo il 2012: da verificare con il museo.

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